yuri formiamo la russia

Alla ricerca della RUSSIA

Балон Mundial является кубок мира мигрантов. Построенный с тем же форматом чемпионата мира по футболу кубок предусматривает бесплатное участие команд составенны мигрантов из одних и тех же стран, проживающих в Турине. Balon Mundial является любительским футбольный турнир 11 играков и женским турнир ( 5 футбалистки). Команды участницы являются представителями общин иммигрантов, проживающих на территории. Участие бесплатное для всех команд, чтобы обеспечить каждому право играть и общественность имеет свободный вход.
formiamo la squadra russa
Siamo alla ricerca di russi appassionati di calcio residenti in zona Torino per aiutare la creazione della squadra RUSSA per il torneo 2017!
Per chi, come noi, non avesse capito che cosa dicono le prime righe di questo articolo:
Balon Mundial è la coppa del mondo delle comunità migranti. Costruita con lo stesso format della FIFA World Cup la coppa prevede la partecipazione gratuita di squadre composte da migranti provenienti dalla stessa nazione residenti a Torino. Il torneo prevede una competizione amatoriale di calcio a 11 maschile e una di calcio femminile (calcio a 5).  Le squadre partecipanti sono rappresentative di comunità migranti residenti sul territorio. La partecipazione per tutte le squadre è gratuita per garantire a tutti il diritto di giocare e il pubblico ha libero ingresso.
Chi interessato può scriverci a info@balonmundial.it e lo metteremo in contatto con il referente della sua comunità.
Immagine articolo su Exodos

Parlando di identità migranti a #ExodosExit

“Tutti abbiamo imparato a conoscere Balon Mundial in questi anni, giocando o passeggiando attorno ai campi si percepisce il clima di festa e il momento di incontro tra le tante culture” così ci introduce la Regione Piemonte all’incontro di lunedì 6/02 su uno dei temi più importanti di cui si occupa Balon Mundial: l’identità.Immagine articolo su Exodos

Valorizzare l’identità delle comunità come arricchimento culturale è uno dei claim di Balon Mundial, ma meno viene sottolineato l’effetto che il campo di calcio genera su ogni giocatore. Dentro quel campo, una volta indossate le scarpette e le divise da gioco, non si è più uno straniero, un disoccupato, una mamma, uno studente, un rifugiato. In quel momento e per i successivi 60 minuti sei solamente un giocatore, uguale a tutti giocatori del mondo, uguale a Cristiano Ronaldo o al bimbo che gioca sotto casa dall’altra parte del mondo, senza una qualsiasi etichetta. Solamente un giocatore o una giocatrice, più o meno capace. L’effetto di una tale rivoluzione identitaria è potente, perché per una volta puoi tornare a essere te stesso, semplicemente un giovane. Giovani come i tanti ragazzi rifugiati e richiedenti asilo che vivono a Torino e che spesso dietro la definizione “rifugiati” perdono la caratteristica che più di tutte come un fiume in piena emerge a Balon Mundial: la gioventù.

Giovani con il desiderio di essere liberi di viversi una delle passione più comuni al mondo: divertirsi con gli amici giocando a pallone. Forse è per questo che a Balon Mundial si respira un buon clima di festa, perché i partecipanti fanno un tuffo positivo dentro di sè, lasciando per qualche ora ogni tipo di preoccupazione e immagine imposta dal mondo che li circonda. Privi di pregiudizi interni ed esterni. Così l’incontro con gli altri diventa più facile ed anche fare amicizia con quello che fuori dal campo è “diverso” ma in campo è solamente un giocatore, come te.

Attorno ai campi sono tante le storie di successo, sopratutto quelle che non ti aspetti, Dimenticando il classico giocatore che riesce a sfondare, uno su 1000 (come i partecipanti ogni anno a Balon Mundial), sono altre le belle storie che emergono.

Come quelle di nuovi giovani leader, ragazzi che giunti a Balon Mundial non vedono sventolare la loro bandiera e decidono di creare la propria squadra, consapevoli della presenza di un buon numero di connazionali sul territorio senza però una rete capace di unirla. Ed è spesso il calcio il catalizzatore di queste comunità. Comunità fatte di giovani, che come tanti giovani usano il calcio per incontrarsi. E nasce quindi la storia di giovani leader, che partendo dal calcio aiutano i connazionali nell’inserimento, attraverso la lingua, la cultura e piccole competenze trasversali come la puntualità, il rispetto delle regole, la comunicazione.

Una di queste storie la potrete conoscere Lunedì 20 febbraio alle 18, in Piazza Castello palazzo delle Regione con la presentazione della web serie  “Passaggi – quando gli stranieri fanno integrazione” dove uno dei protagonisti della serie sarà Dembelè Aboudalla, che ha saputo amalgamare la squadra del Mali, tanto da diventare il leader e importante punto di riferimento per la comunità, sia in ambito sociale che di accompagnamento per i suoi, prodigandosi a dare consigli su come allenarsi o addirittura per il disbrigo di pratiche burocratiche. L’allenatore del Mali allena in italiano attraverso l’educazione tra pari – che funziona di più – perché hanno bisogno di imparare per prima cosa la lingua. Sorridendo diciamo che Abdella è un mediatore culturale ma lui ancora non lo sa!

Vi lasciamo con il Trailer della webserie!

Tommaso Pozzato

football 3 - 19 31 gennaio 17

Una pallida domenica pomeriggio

Immaginate una domenica pomeriggio di gennaio cristallizzata da sferzate di aria gelida, ma addolcita al contempo dai raggi di un pallido sole.
Il ritrovo è un campo da calcio in terra dissestato da chissà quante corse dietro al pallone.
Ad accogliere me, Sara e Carmi, i mediatori volontari  del progetto Football3: il loro entusiasmo si respira a pieni polmoni e diventa così naturale affidarsi a loro per conoscere ciò in cui ci vogliono coinvolgere.
Insieme a noi, tanti ragazzi provenienti dai più svariati angoli di Africa, scalpitanti e desiderosi di giocare.
Tutti i colori del mondo si mischiano: non solo il colore della pelle, ma anche quelli sgargianti e pieni di vita delle divise, delle scarpe, dei calzettoni.
Tra sguardi incuriositi e sorrisi con un pizzico di imbarazzo, formiamo 4 squadre: noi ragazze facciamo parte di tre formazioni diverse, una contaminazione rosa assolutamente desiderata.
Siamo pronti per farci trasportare nel mondo del Football3.

Lo sport è già di per se una scuola di vita e il progetto Football3 non fa che marcare ulteriormente questo aspetto: FairPlay è la parola chiave.
Poche regole alla base di questa visione di gioco, tanto semplici quanto profonde.
Ogni formazione decide insieme il nome della propria squadra e in pochi secondi getta quindi le basi di quella che sarà un’identità comune, indipendentemente da tutto ciò che circonda il singolo. Si è squadra, si è gruppo e in quanto tale si concorda anche il modo in cui gioire dopo un goal e condividere quindi le emozioni in campo. Si decidono anche le regole di gioco: si è autorizzati ad andare fuori dagli schemi imposti, purché si vada nella stessa direzione. Portiere fisso o a rotazione? La rimessa laterale si batte con i piedi o con le mani? Il calcio d’angolo esiste o si trasforma in un semplice rinvio dal fondo? Nulla è deciso a priori, perché tutto si condivide.
Diffondere questo modo di vivere il gioco aiuta a migliorare la capacità di ascoltare l’altro, a focalizzare l’importanza del confronto, a compiacersi della ricchezza che porta il trovare un compromesso che unisca le differenti idee, a comprendere l’importanza del rispetto.
Una partita non si vince soltanto per differenza reti: se si fanno propri i valori del Football3 si vince qualcosa di molto più importante.

Noemi canterebbe “ho preso a calci il mio cuore perché aveva smesso di battere“, io prendo ispirazione da questa frase e penso che domenica, prendendo a calci un pallone, tanti cuori abbiano ripreso a battere.

 

Giulia Crabolu

Vice Capitano GiveMe5 AVIS Torino