camminata antirazzista

Torino si colora di arancione e marcia contro il razzismo

Sabato 24 Marzo, a conclusione della XIV Settimana d’azione contro il razzismo, centinaia di persone sono scese a piedi per il centro di Torino per prendere parte alla “Camminata Antirazzista” promossa da Uisp e Regione Piemonte.

Una manifestazione per dire “no” a qualsiasi tipo di discriminazione razziale (e non solo) e ad ogni forma di esclusione sociale; una città che è voluta scendere in campo per promuovere l’uguaglianza e dare un forte segnale di cambiamento in controtendenza con le recenti vicende politiche e di cronaca; centinaia di persone di etnia, religione, orientamento sessuale e opinioni differenti che hanno marciato fianco a fianco per portare avanti i valori dell’antirazzismo e della solidarietà sociale.

Perché siamo tutti cittadini di Torino, ma anche cittadini del mondo.

Perché all’alba di questa primavera anche il Sole ha deciso di marciare con noi, illuminando le magliette arancioni dei partecipanti.

Perché uniti siamo più forti.

Uniti contro ogni forma di razzismo e discriminazione.

Tra le oltre 100 associazioni e centri di accoglienza presenti alla manifestazione, anche Balon Mundial si è messa in gioco camminando lentamente, dietro il proprio striscione, insieme a tutti coloro che ne condividono i valori e gli ideali.

Come la rappresentativa del Mali, che partecipa per il primo anno al Campionato di Calcio a 11 organizzato da Uisp, una delle prime comunità a prendere parte al torneo di Balon Mundial e grazie al quale è riuscita a crescere e a raggiungere meritati traguardi: sono saliti sul palco, con le loro tute di rappresentanza blu elettriche nuove di zecca, con il loro allenatore Nderim Kaceli, hanno parlato del loro percorso, della loro storia, hanno preso gli applausi del pubblico, e tra un coro e un calcio al pallone hanno marciato insieme alla folla.

Speaker della manifestazione è stato il Vice-presidente di Balon Mundial e Responsabile del Settore Calcio di Uisp Torino Luca Dalvit, che prima della partenza ha voluto sottolineare l’importanza di questa manifestazione, ha elencato i nomi di tutte le associazioni che hanno sostenuto l’evento e ha presentato gli ospiti attesi.

Dal palco di Piazza San Carlo prima l’Assessora ai Diritti e alle Pari Opportunità della Regione Piemonte Monica Cerutti, poi l’Assessora regionale all’Istruzione e al Lavoro Gianna Pentenero hanno voluto rimarcare il bellissimo messaggio lanciato dalla piazza, perché Torino ha scelto da che parte stare, perché il razzismo va combattuto tutti i giorni. Anche l’Assessore ai Diritti della Giunta Appendino Marco Giusta ha voluto promuovere le nuove linee di azione che la città di Torino sta adottando e vorrà adottare per combattere ulteriormente fenomeni razzisti e discriminatori.

Dopo i discorsi delle autorità, è la folla di partecipanti a riprendersi la scena, com’è giusto che sia. Alle ore 16.00 il corteo ha iniziato a muoversi da Piazza San Carlo lungo via Roma, per proseguire su Via Po fino in Piazza Vittorio Veneto e finire il suo percorso nuovamente in Piazza San Carlo, per godersi la musica e l’hip hop improvvisato dai ragazzi sul palco, per ballare e per poi disperdersi nel Sabato sera torinese.

Una perfetta conclusione di giornata per quel corteo silenzioso che ha voluto sottolineare come certi gesti valgano più di mille parole, un corteo nel quale tutti si sono uniti in un’unica onda arancione che ha marciato compatta verso quella meta che si chiama uguaglianza. Che almeno per un paio d’ore, che almeno per un piccolo numero di persone, persone diverse con storie diverse, è stata raggiunta.

Perché Torino è antirazzista.

Perché (non ci stancheremo mai di dirlo) uniti siamo più forti.

Uniti contro ogni forma di razzismo e discriminazione.

Matteo

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crazy for football

Si yo fuera Maradona è tornato!

Grazie alla nostra partnership con Officine Corsare,  Si Yo Fuera Maradona torna a Torino! Dato che siamo nel 2018, anno dei mondiali, in cui per la prima volta dal 1958 non ci sarà la partecipazione della nazionale italiana, vi proponiamo una 3 edizione “speciale” e “mondiale” del nostro ciclo di incontri su Calcio, politica e società.

Si è aperta ieri la terza edizione di “Si yo fuera Maradona”, ciclo di incontri che si propone di affrontare importanti temi sociali attraverso il linguaggio universale del calcio.

La proiezione del docufilm “Crazy for football”, vincitore del premio Donatello 2016, è stata l’occasione per discutere del calcio come strumento di relazione e integrazione, di quanto e come il calcio è in grado di coinvolgere e aiutare anche quelle persone che nella propria vita devono affrontare patologie psichiatriche.

Dati i temi trattati, siamo contenti che ad ospitare l’iniziativa sia il circolo ARCI Basaglia. A seguito della proiezione ci sarà un dibattito con il pubblico. Interverranno:
– Volfango De Biasi, regista di Crazy For Football;
– Ugo Zamburru, psichiatra e fondatore circolo ARCI Basaglia;
– Luca Dalvit, responsabile settore attività calcio UISP Piemonte

Se vi siete persi la proiezione qui il trailer!crazy for football

Per la presentazione della serata e del ciclo di incontri è stato ai microfoni di RBE il responsabile dell’iniziativa Rocco Albanese: ascolta qui l’intervista!

 

 

Shero Sara Gama

Senza esclusioni, un sogno per tutti e tutte.

Avevamo incontrato 2 anni fa Sarà Gama, capitano della squadra femminile della Juventus e della nazionale femminile italiana, durante una delle serate di #syyofueramaradona.

Sara, una delle più forti giocatrici italiane, giocava ancora a Brescia quando l’abbiamo incontrata. E quel giorno aveva dovuto saltare il ritiro della nazionale per un piccolo infortunio (nella sventura almeno la fortuna per noi di averla conosciuta). Con Sara, che ha giocato anche al Psg e in Inghilterra, abbiamo parlato del rapporto tra il mondo del calcio e le donne, della difficoltà di accesso al mondo del pallone fin da piccole e delle discriminazioni.
Un punto spinoso che avevamo affrontato era la competitività del calcio femminile legato ai pregiudizi che ancora impedivano alle bambine di iniziare a giocare da calcio fin da piccole. Non potendo seguire un adeguato percorso di formazione ed iniziando a giocare tardi il livello competitivo, arrivate in età adulta scontavano il prezzo della mancanza di solide basi. La carenza di strutture e di squadre dove poter giocare dopo i 12/14 anni era un fattore che impediva di poter continuare.
È innegabile che la riforma del calcio femminile con le società maschili di serie A -obbligate a creare un settore femminile- stia giovando alla visibilità del movimento: visibilità che significa sopratutto mostrare alle famiglie che giocare a calcio è un gioco per tutti, uomini e donne, una passione e una professione.
L’iniziativa di una bambola calciatrice speriamo aiuti ad offrire una visione positiva della calciatrice. La Calciatrice come una figura modello, la costruzione di un sogno diverso che si può raggiungere anche correndo con il pallone, senza esclusioni, un sogno per tutti e tutte.

#8marzo #shero