Una breve riflessione sul sessismo nello sport

Da sempre Balon Mundial si batte contro le discriminazioni che siano di etnia, religione o genere. Oggi lasciamo spazio alla riflessione di Elena sul sessismo nello sport.

Un vecchio indovinello antropologico si interrogava: il nostro vivere è determinato da ciò che pensiamo, o il nostro pensiero è determinato da ciò che viviamo?
Oggi siamo circondati da un flusso di notizie e linguaggi che corrono veloci, spesso ci sfuggono. Se siamo fortunati ci rimane solo il tempo di assorbirli ma lentamente appiattiscono il nostro spirito critico.
Sulle prime pagine dei giornali sportivi troviamo titoli come: “La nazionale di basket conquista il secondo posto”.
Messaggio chiaro? Si, per molti è chiaro che il titolo alluda alla nazionale maschile. Diamo per scontato non solo che il giornalista non sia tenuto a distinguere le nazionali, ma che sia obbligato invece a specificare il genere solo quando si parla della nazionale femminile.

Avete mai notato che nelle didascalie sotto le foto di atlete spesso si specifica l’età? Di molti lo stupore che la campionessa di tennis Roberta Vinci alla sua “veneranda età” abbia vinto contro la Williams agli Us Open. Mentre più spesso nello sport maschile il giocatore over 35 viene definito “giocatore d’esperienza”.

“La ragione principale della persistenza di questi pregiudizi, però, va individuata appunto nella scarsa consapevolezza di chi, questi discorsi, li produce. I media sportivi restano infatti per lo più un dominio quasi esclusivamente maschile, spesso in mano a uomini che non si (pre)occupano di questioni di genere. Accanto ad articoli neutri o attenti a non produrre discriminazioni, continuano così a proliferare discorsi che dedicano un’attenzione indebita e sessualmente connotata ai corpi delle atlete (cosa che si produce in maniera minore e comunque molto diversa per quanto riguarda gli atleti uomini), e discorsi che, marcando il genere femminile delle atlete, rappresentano e interpretano in maniera diversa un comportamento per il fatto che questo è compiuto da una donna invece che da un uomo, influenzando pesantemente la rappresentazione delle atlete e quindi il nostro modo di pensarle.” (Oh Do Shut Up Dear! Gli stereotipi sessisti nei media sportivi, Softrevolution)

D’altra parte se il Presidente della Figc, Carlo Tavecchio emerso agli onori alla cronaca per le sue dichiarazioni inappropriate, dichiarò: “si pensava che le donne fossero handicappate rispetto al maschio, ma abbiamo riscontrato che sono molto simili“. Non possiamo pensare che il linguaggio non lanci messaggi forti.

Molti nemmeno si accorgono di uscite spiacevoli, o della simbologia che sta dietro a tante “battute”.
Possiamo singolarmente e quotidianamente contrastare messaggi sessisti, lo diciamo alla luce di una manifestazione (Women’s March), svoltasi pochi giorni fa, che ha coinvolto milioni di donne in tutto il mondo scese in piazza per far sentire la propria voce e difendere i diritti delle donne come diritti umani. Ma lo possiamo fare anche in gesti molto più piccoli, come non stupirci se vediamo una ragazza giocare a calcio, o se “addirittura” è in grado di fare cinque palleggi consecutivi. Oppure non aggiungendo quando si parla di sport, aggettivi sul lato estetico dell’atleta, come se per descriverne meglio e in maniera più completa le competenze sportive sia importante sapere se è bionda o bruna.

Elena Bonato

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