Senza frontiere: non solo un nome, ma un sogno.

Oggi è un giorno triste per l’Europa, la Brexit diventa realtà.

Siamo tornati ieri da un meraviglioso meeting frutto di un progetto europeo con colleghi da Gran Bretagna, Francia, Spagna, Germania, Austria, Romania, Repubblica Ceca. Per due anni insieme abbiamo lavorato e condiviso esperienze. Ogni volta che partecipiamo a simili progetti ci sentiamo più ricchi e non possiamo che apprezzare quanto sia importante potersi muovere senza difficoltà per potere lavorare con altri cittadini europei.

L’Unione Europea ci regala una visione del mondo senza frontiere che esprime appieno le nostre idee: uomini e donne di culture diverse che possono spostarsi e incontrarsi liberamente per lavorare, studiare, conoscere.

Seguendo questo sogno abbiamo scelto il nome della nostra squadra che è aperta a tutte e tutti: Senza Frontiere.

Il nome è stato scelto con cura, non è: “senza confini”. Perché i confini esistono naturalmente, laghi, fiumi, mari, montagne e dividono fisicamente gli spazi. Ma le frontiere le creiamo noi, sono una scelta politica per separare le persone e le culture.

Il sogno di un’Europa senza frontiere ha un sostenitore in meno: la Gran Bretagna. Perdere un paese fondatore di questa idea è una sconfitta per tutte e tutti, ma speriamo sia solo un arrivederci e non un addio.