Abdulkadir, Amer e Omit all’ UNHCR Indoor Football Tournament

Oggi Abdulkadir, Amer e Omit scenderanno in campo con il Team Italia all’Indoor Football Tournament organizzato dall’UNHCR in insieme la Swiss Mission a Ginevra.

L’evento fa parte del primo Global Refugee Forum e coinvolgerà rifugiati, diplomatici e partecipanti al Forum provenienti da Brasile, Grecia, Austria, Belgio, Svizzera, Turchia e Italia. Nel Team Italia giocheranno anche ragazzi provenienti da Progetto Rete!, Rinascita Refugees, Intrecciante, Liberi Nantes.

Gli obbietti che si propone l’UNHCR per questo evento sono:

  • Promuovere e garantire l’accesso a tutti i rifugiati, senza distinzioni di alcun tipo, a strutture sportive sicure e inclusive.
  • Aumentare la disponibilità e l’accesso agli sport organizzati e alle iniziative basate sullo sport per i rifugiati e le comunità di accoglienza, prendendo attivamente in considerazione l’età, il genere, le capacità e altre esigenze di diversità.
  • Promuovere e facilitare la parità di accesso e partecipazione dei rifugiati a eventi sportivi e competizioni a tutti i livelli.

Amer e Omit hanno giocato insieme nell’Iraq durante Balon Mundial 2017 e di nuovo insieme nei Senza Frontiere FC l’anno successivo, la nostra squadra progetto. Abdulkadir è il fantasista della Somalia, protagonista della sua squadra nelle ultime 2 edizioni.

Ci incontriamo prima della partenza, Amer ci invita a casa dove sua madre ci aspetta con le buonissime pietanza della tradizione irachena: Baba Ghannouj, una crema di melanzane e Kubbat Hammudh, polpette di carne in una crema di lenticchie.

Abdulkadir è al telefono con la moglie in Somalia, hanno tre splendidi bambini e l’ultimo nato ha un anno e mezzo di vita. Mimando la gravidanza con la mano Abdulkadir racconta: “Non l’ho visto nascere, era ancora in pancia l’ultima volta che ho visto mia moglie. In Somalia non ci posso andare, così ci siamo visti in Kenia“.
Grazie ad una cooperativa, Abdulkadir ha potuto lasciare l’ex-moi trovare una casa e lavorare grazie ad una borsa lavoro: “Presto potrò portare mia moglie e i miei figli in Italia“.

Omit discute con la madre di Amer e ci spiega le ricette. Eppure in Iraq non ci è più tornato. A due anni di età la sua famiglia si è spostata prima in Turchia e poi in Italia a causa della Prima Guerra del Golfo.
Per i miei non è stato facile lasciare l’Iraq. Mio padre era un avvocato. I suoi colleghi hanno fatto un po’ di fortuna, ma lui qui in Italia ha dovuto arrangiarsi: manovale, elettricista. Si non è stato facile. Mia madre era ragioniera e si occupava di contabilità in un grande ente. Qui è casalinga, ma tiene insieme i conti e la burocrazia della famiglia, siamo in tanti!“.
“Io studio e lavoro a Torino, mia madre vive in provincia di Matera, mio padre è spesso a Berlino a lavorare, tre fratelli sono in Svezia, una sorella studia a Potenza, un’altra a Bari.”
Una diaspora insomma.
Da molto parliamo di comprare una casa per stare tutti insieme. Chissà.

Essere separati dalla propria famiglia e dai propri cari è una delle molte difficoltà che i rifugiati devono affrontare e che ha conseguenze devastanti sul benessere personale e sulla speranza di poter ricostruire la propria vita.
Il calcio, come ben sa anche l’UNHCR, oltre ad essere svago e spensieratezza che restituisce una momentanea “normalità“, può anche favorire la costruzione di reti amicali e di supporto, incidendo positivamente sul benessere psicofisico.

Anche per questo Abdulkadir, Amer e Omit giocheranno a calcio e siamo contenti che lo faranno rappresentando l’Italia.

 

Per saperne di più: 

Global Refugee Forum

 

Ph: Simone Li Gregni

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Sentiti libero di contribuire!

Lascia un commento