Le Queens, empowerment femminile attraverso il calcio

Nell’estate del 2011 le spettatrici della Coppa del Mondo delle Comunità Migranti hanno richiesto a gran voce di poter partecipare e giocare il torneo al fianco dei coetanei. Grazie a questa domanda, Balon Mundial ha iniziato ad occuparsi di calcio femminile promuovendone lo sviluppo nella città di Torino.

Dal 2017 collaboriamo con la Cooperativa Sociale Progetto Tenda per dare alle donne richiedenti asilo e rifugiate uno spazio reale e permanente in cui incontrarsi, comunicare e confrontarsi: le Queens.

La complessa condizione di queste donne e ragazze non lascia sovente spazio e tempo per costruire momenti significativi in cui coltivare relazioni e occasioni utili, anche al di fuori del lavoro, dello studio e delle lunghe trafile legate all’ottenimento del permesso di soggiorno, così da far sì che anche le  altre soft skills vengano espresse e valorizzate, diventando risorse e stimolo per esse stesse e per la collettività.

Lo sport può avvicinare le persone più di quanto si possa immaginare e talvolta è l’unico mezzo attraverso il quale esprimersi per riappropriarsi della propria identità e sicurezza di sé.

Supportare le donne nel difficile percorso di riconquista della fiducia e della sicurezza del sé, nella ricostruzione delle relazione sociali e amicali è uno motivi per cui Balon Mundial è stata coinvolta nel progetto Queens.

Balon Mundial, infatti, adotta una metodologia di educazione allo sport che ha tra gli obbiettivi l‘empowerment femminile ed abbiamo chiesto ad Elena Bonato, una delle nostre allenatrici coinvolte in prima persona nelle Queens, che cosa significhi:

Nel caso delle Queens empowerment femminile è offrire uno spazio libero da pregiudizi e sicuro, in cui l’allenamento fisico ha lo stesso valore dell’allenamento mentale, dove sviluppare, insieme a skills prettamente tecniche, competenze trasversali e fondamentali come fair play, rispetto dell’altro e delle differenze, l’uguaglianza di genere.

Durante l’allenamento impariamo i nostri limiti, impariamo a stare con le altre, impariamo a supportarci, impariamo ad imparare, impariamo ad essere forti.

Quando una donna si presenta al campo per noi è già una vittoria, perché conosciamo bene i limiti di una cultura che immagina e vive lo sport, e soprattutto il calcio, come una prerogativa maschile.

Testo: Cooperativa Sociale Progetto Tenda e A.S.D Balon Mundial Onlus
Foto: Simone Li Gregni

Scoring for the Future, un manuale per cambiare il mondo

Colonia, Scoring for the Future – Developing Live Skills for Employability through Football, 29/01/2020

Essere a Colonia per Scoring for the Future – Developing Live Skills for Employability through Football è stata un’esperienza entusiasmante e molto formativa; l’atmosfera di forte amicizia e che si crea durante questi eventi mi ricorda il mondo scout. Infatti, il patto associativo Agesci, firmato da tutti i Capi Scout recita:

 “sentire quella fraternità internazionale che ci lega come fratelli superando le differenze di razza, nazionalità, religione e imparando a essere cittadini del mondo e operatori di pace”.

Peccato che proprio in questi giorni il Regno Unito sia uscito dall’Europa.

L’evento di Colonia mi ha dato la possibilità di provare gli allenamenti e gli esercizi che Balon Mundial ed ad altre organizzazioni europee hanno progettato e sperimentato nei campi di tutta Europa è che sono ora raccolti nel Toolkit.

Il Toolkit, scoring for the future è un manuale teorico e pratico, una guida a disposizione di allenatori/trici, mediatori/trici e appassionati di sport di tutto il mondo per allenare e sviluppare le capacità personali e del team come la fiducia in se stessi, il problem solving, il lavoro di squadra, l’adattabilità ed altri importanti Life Skills attraverso lo sport.

Contribuire a questo progetto è stato un’esperienza formativa e umana importante.

L’evento di presentazione del Toolkit è durato una giornata intera, dalle 9.00 alle 17.00.  I partecipanti, allenatori di squadre giovanili europee hanno potuto ripercorrere le tappe che hanno portato alla stesura del manuale, dalla fase iniziale di ideazione e scelta delle Life Skills da prendere in considerazione alla realizzazione degli allenamenti e degli esercizi specifici. Infine, tutti noi presenti, abbiamo potuto sperimentare in prima persona la validità del Toolkit durante le sessioni pratiche.

Confrontarsi con gli allenatori e vedere in quale modo le diverse organizzazioni mettevano in atto il Toolkit è stato uno dei momenti più interessanti di tutta l’esperienza vissuta. Sapere e capire anche che tipi di tecniche vengono usate per comunicare ai ragazzi che si stanno allenando le Skills che stanno sviluppando è stato un momento formativo molto apprezzato.

Avere a disposizione uno strumento come il Toolkit è determinante per poter trasmettere valori positivi ed aiutare i tanti giovani che calcano i campi da gioco a sviluppare consapevolmente capacità individuali.

Ed è fondamentale per tutte le persone che vogliono cambiare il mondo.

Vuoi avere una copia del Toolkit? Contattaci

Testo e foto: Margherita Cicolin

Aspettando Balon Mundial, il 26 Gennaio raccontato dagli scout!

Il calcio può essere usato come mezzo di legame tra persone di culture diverse, perché è universalmente noto in tutto il mondo e non bisogna essere bravi per divertirsi. Non a caso Balon Mundial usa questo sport per l’inclusione sociale e la lotta a tutte le discriminazioni creando occasioni in cui squadre composte da persone provenienti da paesi diversi possono incontrarsi e giocare insieme.

Aspettando Balon Mundial, Football & Communities  crea occasioni come questa ogni mese: partite di calcio femminili o maschili, accompagnate da momenti di incontro, di dibattito e di condivisione tra i partecipanti.

Il 26 Gennaio si sono incontrate le ragazze di Iran, Ecuador e Brasile nei campi dell’A.S.D Juventus Femminile dando vita ad un triangolare intenso e ben giocato. Io e gli scout del reparto Torino 1 siamo andati a sbirciare le giocatrici riscaldarsi prima della partita inaugurale della giornata, nei loro occhi si poteva vedere la determinazione e la voglia di vincere.
Ogni membro del reparto ha scelto una squadra da tifare ed abbiamo chiesto alle giocatrici frasi e slogan che tipicamente si usano nel loro paese per tifare, l’Ecuador femminile ci ha insegnato ad esempio: “Alabio Alabao Alabim bom bao Ecuador Ras Ras Ras”.

Le prime a scendere in campo sono state Brasile ed Ecuador.  La partita è stata piena di colpi di scena, la palla passava continuamente da una squadra all’altra, con silenzi di sospensione tra i tifosi nel vedere la propria squadra vicina al goal…. e dopo quel silenzio un esplosione di urla e di applausi. La partita è finita con la vittoria del Brasile accolta con gioia da tutti i tifosi.
Nella seconda partita si sono affrontate Iran ed Ecuador. Il tifo nella seconda partita era maggiormente schierato per le iraniane, con bandiere che volavano sopra la testa dei tifosi. È stato il nostro modo per esprimere la vicinanza ad un paese che sta soffrendo particolarmente l’isolamento internazionale. Questa partita è stata movimentata quanto la prima, con occasioni da entrambe le parti, ma la vittoria stavolta è andata alle ragazze dell’Ecuador. Nell’ultima partita è tornato in campo il Brasile, questa volta contro l’Iran. Nonostante le iraniane abbiano tenuto duro fino alla fine, Il Brasile è riuscita a spuntarla solo ai rigori con il tiro decisivo di Daniella.

Tutte le ragazze hanno giocato splendidamente e si è creata una bellissima atmosfera di amicizia, e perché non fare una partita tutti insieme? Ragazzi e ragazze del Reparto 1, le giocatrici ancora stanche e lo staff di Balon Mundial hanno dato vita ad un’amichevole affollata e  divertente!

Al termine, ci siamo rifocillati al buffet con giocatrici, parenti, tifosi e organizzatori, e ci siamo poi tutte e tutti riuniti per ascoltare le storie delle ragazze che hanno giocato. Aspettando Balon Mundial infatti è anche un’occasione di approfondimento e questa volta si è parlato di  calcio femminile. A parlare sono state le capitane delle squadre che hanno raccontato di come giocavano nei loro paesi natali, di come venivano viste le donne che giocano a calcio e di come viene vissuto il calcio femminile nel paese da cui provengono. È stato un momento toccante. Non capita tutti i giorni di poter parlare di questi argomenti, che possono essere anche scomodi, e sentire esperienze toccanti dalla viva voce di chi non ha potuto sempre giocare spensieratamente a calcio.

Alla fine, grazie ad Elena di Balon Mundial, abbiamo sperimentato un allenamento Football3. Abbiamo così continuato a giocare a calcio fino al tramonto.

Testo di Gaia De’Liguoro

Senza frontiere: non solo un nome, ma un sogno.

Oggi è un giorno triste per l’Europa, la Brexit diventa realtà.

Siamo tornati ieri da un meraviglioso meeting frutto di un progetto europeo con colleghi da Gran Bretagna, Francia, Spagna, Germania, Austria, Romania, Repubblica Ceca. Per due anni insieme abbiamo lavorato e condiviso esperienze. Ogni volta che partecipiamo a simili progetti ci sentiamo più ricchi e non possiamo che apprezzare quanto sia importante potersi muovere senza difficoltà per potere lavorare con altri cittadini europei.

L’Unione Europea ci regala una visione del mondo senza frontiere che esprime appieno le nostre idee: uomini e donne di culture diverse che possono spostarsi e incontrarsi liberamente per lavorare, studiare, conoscere.

Seguendo questo sogno abbiamo scelto il nome della nostra squadra che è aperta a tutte e tutti: Senza Frontiere.

Il nome è stato scelto con cura, non è: “senza confini”. Perché i confini esistono naturalmente, laghi, fiumi, mari, montagne e dividono fisicamente gli spazi. Ma le frontiere le creiamo noi, sono una scelta politica per separare le persone e le culture.

Il sogno di un’Europa senza frontiere ha un sostenitore in meno: la Gran Bretagna. Perdere un paese fondatore di questa idea è una sconfitta per tutte e tutti, ma speriamo sia solo un arrivederci e non un addio.

Abdulkadir, Amer e Omit all’ UNHCR Indoor Football Tournament

Oggi Abdulkadir, Amer e Omit scenderanno in campo con il Team Italia all’Indoor Football Tournament organizzato dall’UNHCR in insieme la Swiss Mission a Ginevra.

L’evento fa parte del primo Global Refugee Forum e coinvolgerà rifugiati, diplomatici e partecipanti al Forum provenienti da Brasile, Grecia, Austria, Belgio, Svizzera, Turchia e Italia. Nel Team Italia giocheranno anche ragazzi provenienti da Progetto Rete!, Rinascita Refugees, Intrecciante, Liberi Nantes.

Gli obbietti che si propone l’UNHCR per questo evento sono:

  • Promuovere e garantire l’accesso a tutti i rifugiati, senza distinzioni di alcun tipo, a strutture sportive sicure e inclusive.
  • Aumentare la disponibilità e l’accesso agli sport organizzati e alle iniziative basate sullo sport per i rifugiati e le comunità di accoglienza, prendendo attivamente in considerazione l’età, il genere, le capacità e altre esigenze di diversità.
  • Promuovere e facilitare la parità di accesso e partecipazione dei rifugiati a eventi sportivi e competizioni a tutti i livelli.

Amer e Omit hanno giocato insieme nell’Iraq durante Balon Mundial 2017 e di nuovo insieme nei Senza Frontiere FC l’anno successivo, la nostra squadra progetto. Abdulkadir è il fantasista della Somalia, protagonista della sua squadra nelle ultime 2 edizioni.

Ci incontriamo prima della partenza, Amer ci invita a casa dove sua madre ci aspetta con le buonissime pietanza della tradizione irachena: Baba Ghannouj, una crema di melanzane e Kubbat Hammudh, polpette di carne in una crema di lenticchie.

Abdulkadir è al telefono con la moglie in Somalia, hanno tre splendidi bambini e l’ultimo nato ha un anno e mezzo di vita. Mimando la gravidanza con la mano Abdulkadir racconta: “Non l’ho visto nascere, era ancora in pancia l’ultima volta che ho visto mia moglie. In Somalia non ci posso andare, così ci siamo visti in Kenia“.
Grazie ad una cooperativa, Abdulkadir ha potuto lasciare l’ex-moi trovare una casa e lavorare grazie ad una borsa lavoro: “Presto potrò portare mia moglie e i miei figli in Italia“.

Omit discute con la madre di Amer e ci spiega le ricette. Eppure in Iraq non ci è più tornato. A due anni di età la sua famiglia si è spostata prima in Turchia e poi in Italia a causa della Prima Guerra del Golfo.
Per i miei non è stato facile lasciare l’Iraq. Mio padre era un avvocato. I suoi colleghi hanno fatto un po’ di fortuna, ma lui qui in Italia ha dovuto arrangiarsi: manovale, elettricista. Si non è stato facile. Mia madre era ragioniera e si occupava di contabilità in un grande ente. Qui è casalinga, ma tiene insieme i conti e la burocrazia della famiglia, siamo in tanti!“.
“Io studio e lavoro a Torino, mia madre vive in provincia di Matera, mio padre è spesso a Berlino a lavorare, tre fratelli sono in Svezia, una sorella studia a Potenza, un’altra a Bari.”
Una diaspora insomma.
Da molto parliamo di comprare una casa per stare tutti insieme. Chissà.

Essere separati dalla propria famiglia e dai propri cari è una delle molte difficoltà che i rifugiati devono affrontare e che ha conseguenze devastanti sul benessere personale e sulla speranza di poter ricostruire la propria vita.
Il calcio, come ben sa anche l’UNHCR, oltre ad essere svago e spensieratezza che restituisce una momentanea “normalità“, può anche favorire la costruzione di reti amicali e di supporto, incidendo positivamente sul benessere psicofisico.

Anche per questo Abdulkadir, Amer e Omit giocheranno a calcio e siamo contenti che lo faranno rappresentando l’Italia.

 

Per saperne di più: 

Global Refugee Forum

 

Ph: Simone Li Gregni

Eniola Aluko: perchè sulle discriminazioni siamo decenni indietro

“È duro essere negro. Ti è mai capitato di esserlo? A me sì, una volta, quando ero povero.”

[Larry Holmes, ex pugile professionista]

 

 

Si potrebbe anche chiudere con questa frase il commento alle parole che Eniola Aluko ha lasciato nei giorni scorsi al The Guardian, ma se vogliamo capire le sue dichiarazioni dobbiamo provare ad immaginare il contesto e i protagonisti di questa storia e ricordarci che il razzismo ha le sue origini nei pregiudizi.

Eni Aluko  è cresciuta in Inghilterra, un ambiente dove essere di colore non significa per forza essere povero e dove la discriminazione viene regolarmente denunciata (questo è un dato fortemente affermato dal compianto Mauro Valeri che a capo dell’UNAR denunciava come in Italia le denunce di discriminazioni siano molto inferiori alla Gran Bretagna, non perché nel nostro paese non esista il razzismo, ma perché non fa parte della nostra cultura né per il discriminato né per i testimoni denunciare alle autorità eventuali comportamenti discriminatori).

Eni Aluko è anche una calciatrice di successo, una condizione che in Inghilterra le ha dato uno status di privilegiata e di benestante molto maggiore rispetto alle colleghe italiane. Va sottolineato che Eniola è una giocatrice trentaduenne con una carriera ricca di successi in 3 nazioni diverse e tornerà a giocare nella Premier League femminile, il più importante campionato europeo, in cui il professionismo femminile è riconosciuto da tempo e dove le calciatrici possono ottenere buoni contratti, stipendi competitivi e notorietà grazie alla copertura mediatica. Insomma sono delle celebrità, riconosciute e riconoscibili pubblicamente.

Dunque riassumendo: Eniola è una giovane benestante, una sportiva famosa, ed è cresciuta in un contesto in cui le discriminazioni sono denunciate e sanzionate.

In Italia, dove le discriminazioni sono ancora tollerate e il calcio femminile non ha ancora raggiunto la diffusione che ha in Gran Bretagna, Eniola ha perso il suo “status” di calciatrice che, come lei stessa ha affermato, l’ha difesa negli stadi quando indossava la divisa della Juventus che la rendeva riconoscibile. Fuori dal campo, come in un gioco di ruolo, Eniola ha indossato le vesti di una giovane ragazza di colore che va a fare shopping e qui è emersa la vera discriminazione: nella nostra società non siamo ancora pronti a vedere o immaginare che una persona di colore possa permettersi di andare per negozi, magari anche costosi, a fare shopping.

In Italia è ancora forte il pregiudizio che impone che una persona di colore sia: immigrata e quindi probabilmente povera, sicuramente non adatta e quindi fuori luogo in certi contesti.

E’ questo il forte messaggio che ci manda Eniola e di cui le siamo grati:  “in Italia sono decenni indietro“.

Nella nostra esperienza molti ragazzi con background migratorio con cui abbiamo parlato ci dicono che è normale che se si siedono sul bus vicino a un anziano, quest’ultimo cerchi subito il portafoglio o metta al sicuro la borsetta. E’ quel “normale” che ci deve far paura e che ci dimostra che siamo indietro su tutto: se anche la persona che subisce la discriminazione è talmente satura delle reazioni degli altri al suo passaggio da diventare anestetizzata, arresa al fatto che il cambiamento su questi temi non riguarderà lui o lei.

Eniola invece non ha tollerato, abituata a un contesto molto più sensibile a queste tematiche ha alzato la voce. E per questo dovrebbe essere un esempio.

Siamo certi e sicuri che la nostra città abbia del bello, un forte movimento civile che dal basso e da decenni combatte contro ogni forma di discriminazione, promuove iniziative e nella vita di tutti i giorni sa come confrontarsi con tutte e tutti.

Ma Eniola ci ha solo fornito un indicazione: bravi, continuate così, ma la strada è lunga.

Sappiate che, senza la maglietta della Juventus che mi protegge e rende visibile il mio status,  sono solo una ragazza di colore facile bersaglio dei pregiudizi, che rischia di essere facilmente vittima di discriminazione, quella più subdola, quella non detta, quella che parla attraverso il linguaggio del corpo e degli occhi.

Call for trainer!

Cerchiamo una persona che voglia collaborare con noi all’interno di un progetto finanziato. Uno degli obiettivi sarà quello di aiutare a diffondere un metodo di calcio educativo, attraverso la produzione di una piattaforma con contenuti multimediali per dare la possibilità a chiunque fosse interessat* di formarsi da qualsiasi angolo del mondo!

Informazioni

Durata: il progetto, iniziato nel 2019 si chiuderà ad ottobre 2021.
Impegno: 20 ore settiminali

Requisiti:

Essendo un progetto in collaborazione con partner europei

  • Condividere i valori di A.S.D. Balon Mundial Onlus
  • parlare e scrivere inglese
  • produrre contenuti riguardo alla metodologia football3
  • disponibilità a viaggiare (due meeting all’anno)
  • disponibilità di tempo per incontri di persona di aggiornamento progetto (lettura contratto, budget, e documentazione inviata dal capofila)

Scrivici per candidarti!

2 + 12 =

Ritira il tuo album Balon Mundial 2019!

Cosa aspetti a ritirare l’album di Balon Mundial, la Coppa del Mondo delle Comunità Migranti 2019? 

Puoi ritirare la tua copia e quella per la tua squadra presso la nostra sede in Via Garibaldi 13, Torino ( presso il Sereno Regis) dal lunedì al venerdì – dalle 10.00 alle 18.00.

Contattaci per avere maggiori informazioni o per concordare un orario di ritiro via email o telefono:

Elena +39 3402433583
Margherita + 39 3341097897

 info@balonmundial.it

Ti aspettiamo!

Il saluto agli Africa United: chiude la squadra dell’Ex Moi

La tredicesima edizione di “Balon Mundial – la coppa delle comunità migranti di Torino” ha visto per la prima volta la non partecipazione degli AFRICA UNITED, la squadra rappresentativa del cosiddetto ExMoi, le palazzine dell’ex villaggio olimpico occupate dal 2011. Un anticipazione di quello che è accaduto in questi giorni con la chiusura definitiva delle palazzine e l’allontanamento e smistamento sul territorio dei suoi abitanti. Balon Mundial ha sempre riconosciuto nel Moi occupato una comunità della città di Torino e come tutte le squadre partecipanti al torneo ha permesso ai suoi giocatori di scendere in campo e raccontarsi anche attraverso il pallone.

Molti ragazzi che si sono allenati all’Oxilia hanno vissuto nelle palazzine e i primi anni dei Cuori d’Aquila- Hearts of Eagle e tutti i nostri giocatori vivevano nella prima palazzina. Mentre si concludeva il percorso dell’Ex Moi abbiamo chiesto a Marco Anselmi, storico dirigente degli Africa United di raccontarci come nasce e si chiude la storia di una comunità così particolare:

Marco, ci ricordi come, quando e perché centinaia di ragazzi occuparono le palazzine?

Il calcio per gli abitanti delle palazzine è sempre stato uno dei sinonimi di rottura della routine della vita in occupazione. Giocando nei cortili delle palazzine o radunandosi nelle varie stanze davanti a una tv con il calcio costruivano un tempo proprio che non è solo quello dello svago, ma anche del riappropriarsi di alcune caratteristiche e identità forzatamente mutate.

Con questo le persone tornavano protagoniste e per questo è nata la squadra degli Africa United. Rappresentare se stessi fuori dall’occupazione e da tutte le logiche annesse alla migrazione. Gli Africa united erano un modo per rappresentare tutto il Moi e tutti i Paesi africani senza mettere particolari bandiere, ma soltanto provando a fare un gol, un’esultanza particolare o semplicemente essendo loro stessi, per il tempo di una partita senza pensieri altri. Il calcio è stato un collante tra le crepe delle palazzine e un modo per uscirne anche solo per un allenamento.

Il calcio è uno sport per donne

Il calcio è un sport per donne.

Isabel è nata a Tarapoto, una città commerciale della regione di San Martín in Perù. Qui da adolescente gioca a calcio di nascosto dalla famiglia come portiere di una squadra locale. Di nascosto dalla famiglia perché “il calcio è uno sport per maschi” e non adatto ad una ragazza.
Scoperta dal padre è costretta a cambiare sport e lasciare il calcio.

Si sposa, diventa mamma ed emigra con la famiglia in Italia. A Torino, grazie al telegiornale di Rai Tre scopre Balon Mundial e si avvicina alla nostra realtà e così può tornare finalmente a giocare. É anche grazie a lei che nasce il Perù Franto’s Onlus che da quest’anno gioca per la prima volta Balon Mundial 2019, la Coppa Del Mondo Delle Comunità Migranti.

Ora Isabel è una giocatrice e dirigente del Perù Franto’s Onlus e membro dell’associazione multiculturale omonima: Franto’s Onlus.

La lotta per la parità di genere nel mondo dello sport come nel lavoro è ancora lunga, ma Balon Mundial può contare sull’entusiasmo e la forza di molte donne come Isabel per promuovere una società più inclusiva.

Solo alcuni uomini possono muoversi liberamente, ad altri è impedito.

Il nostro modo di vedere il mondo è positivo.

Della migrazione noi vediamo i colori, la felicità, l’incontro, ogni sabato durante il campionato, ogni sabato e domenica durante Balon Mundial e Football Communities, nelle scuole vediamo le nuove generazioni crescere insieme. Le nostre attività celebrano la vita, il movimento, le emozioni.

In questi giorni non possiamo non fermarci a riflettere su cosa sta accadendo nel mondo, che sia nel mediterraneo o sui confini statunitensi o ancora più vicino sulle coste dei nostri laghi.
Non possiamo e non vogliamo fermarci.

Noi rappresentiamo il mondo che va avanti e le nostre attività sono il nostro modo di costruire una società diversa, una società capace di essere come i nostri campi: aperti per tutte e tutti e capaci di mettere in gioco le differenze.

Le migrazioni sono un fenomeno che appartiene alla storia dell’umanità.
É grazie alle migrazioni e alla straordinaria capacità di adattarsi a climi e condizioni più diverse che la specie umana ha raggiunto ogni angolo della terra e ottenuto la supremazia su tutte le altre specie animali.
Gli esseri umani migrano per necessità, da sempre. Si spostano per cercare condizioni più favorevoli alla propria vita in cerca di migliori risorse: le abbiamo chiamate migrazioni, colonizzazioni, invasioni, esplorazioni, guerre, a seconda del punto di vista di chi le osservava, subiva o praticava.

Oggi assistiamo al paradossale fenomeno di un mondo completamente interconnesso, tutto si spostano con facilità, beni, merci, parole, video, immagini, denaro, tutto migra da un luogo all’altro senza vincoli e con estrema facilità.

Dopo millenni di migrazioni sono gli uomini che bloccano altri uomini e ne impediscono le migrazioni.

Solo alcuni uomini possono muoversi liberamente, ad altri è impedito.

Assemblea di Balon Mundial 2019

Il nuovo anno di Balon Mundial è iniziato con molte novità. Abbiamo una nuova sede in  Via Garibaldi 13 (presso Sereno Regis) dove il 13/02 si è svolta la prima assemblea del 2019 per tutte le socie e i soci. Molte le facce nuove, tanti i progetti da portare avanti, diverse le sfide di questo nuovo anno. 

Tra le  novità c’è stata la presentazione del progetto S.E.L.F.I.E, un corso football4good  in 5 moduli  ideato da Balon Mundial e destinato a tutte le persone che credono che il calcio, e più in generale lo sport, sia un veicolo di cambiamento e di trasformazione sociale. Scopri di più nella pagina dedicata.

Pensiamo che la nostra mission sia sempre più importante visti i tempi che corrono!
Anche quest’anno  Football communities, il torneo Balon Mundial, Football3 e tutte le altre nostre iniziative torneranno con ancora più vigore. Vogliamo infatti, in modo sempre più urgente e necessario, intensificare la costruzione di nuove reti di incontro,  promuovere il valore dell’accoglienza e dell’interazione tra persone. Noi di Balon Mundial lo facciamo attraverso il calcio, dove donne e uomini di diversa provenienza, cultura e religione, si conoscono e si emozionano.

Anche quest’anno insieme  possiamo costruire una società più coesa dove le differenze sono un valore aggiunto. Continuate a sostenerci!