Scoring for the Future, un manuale per cambiare il mondo

Colonia, Scoring for the Future – Developing Live Skills for Employability through Football, 29/01/2020

Essere a Colonia per Scoring for the Future – Developing Live Skills for Employability through Football è stata un’esperienza entusiasmante e molto formativa; l’atmosfera di forte amicizia e che si crea durante questi eventi mi ricorda il mondo scout. Infatti, il patto associativo Agesci, firmato da tutti i Capi Scout recita:

 “sentire quella fraternità internazionale che ci lega come fratelli superando le differenze di razza, nazionalità, religione e imparando a essere cittadini del mondo e operatori di pace”.

Peccato che proprio in questi giorni il Regno Unito sia uscito dall’Europa.

L’evento di Colonia mi ha dato la possibilità di provare gli allenamenti e gli esercizi che Balon Mundial ed ad altre organizzazioni europee hanno progettato e sperimentato nei campi di tutta Europa è che sono ora raccolti nel Toolkit.

Il Toolkit, scoring for the future è un manuale teorico e pratico, una guida a disposizione di allenatori/trici, mediatori/trici e appassionati di sport di tutto il mondo per allenare e sviluppare le capacità personali e del team come la fiducia in se stessi, il problem solving, il lavoro di squadra, l’adattabilità ed altri importanti Life Skills attraverso lo sport.

Contribuire a questo progetto è stato un’esperienza formativa e umana importante.

L’evento di presentazione del Toolkit è durato una giornata intera, dalle 9.00 alle 17.00.  I partecipanti, allenatori di squadre giovanili europee hanno potuto ripercorrere le tappe che hanno portato alla stesura del manuale, dalla fase iniziale di ideazione e scelta delle Life Skills da prendere in considerazione alla realizzazione degli allenamenti e degli esercizi specifici. Infine, tutti noi presenti, abbiamo potuto sperimentare in prima persona la validità del Toolkit durante le sessioni pratiche.

Confrontarsi con gli allenatori e vedere in quale modo le diverse organizzazioni mettevano in atto il Toolkit è stato uno dei momenti più interessanti di tutta l’esperienza vissuta. Sapere e capire anche che tipi di tecniche vengono usate per comunicare ai ragazzi che si stanno allenando le Skills che stanno sviluppando è stato un momento formativo molto apprezzato.

Avere a disposizione uno strumento come il Toolkit è determinante per poter trasmettere valori positivi ed aiutare i tanti giovani che calcano i campi da gioco a sviluppare consapevolmente capacità individuali.

Ed è fondamentale per tutte le persone che vogliono cambiare il mondo.

Vuoi avere una copia del Toolkit? Contattaci

Testo e foto: Margherita Cicolin

Aspettando Balon Mundial, il 26 Gennaio raccontato dagli scout!

Il calcio può essere usato come mezzo di legame tra persone di culture diverse, perché è universalmente noto in tutto il mondo e non bisogna essere bravi per divertirsi. Non a caso Balon Mundial usa questo sport per l’inclusione sociale e la lotta a tutte le discriminazioni creando occasioni in cui squadre composte da persone provenienti da paesi diversi possono incontrarsi e giocare insieme.

Aspettando Balon Mundial, Football & Communities  crea occasioni come questa ogni mese: partite di calcio femminili o maschili, accompagnate da momenti di incontro, di dibattito e di condivisione tra i partecipanti.

Il 26 Gennaio si sono incontrate le ragazze di Iran, Ecuador e Brasile nei campi dell’A.S.D Juventus Femminile dando vita ad un triangolare intenso e ben giocato. Io e gli scout del reparto Torino 1 siamo andati a sbirciare le giocatrici riscaldarsi prima della partita inaugurale della giornata, nei loro occhi si poteva vedere la determinazione e la voglia di vincere.
Ogni membro del reparto ha scelto una squadra da tifare ed abbiamo chiesto alle giocatrici frasi e slogan che tipicamente si usano nel loro paese per tifare, l’Ecuador femminile ci ha insegnato ad esempio: “Alabio Alabao Alabim bom bao Ecuador Ras Ras Ras”.

Le prime a scendere in campo sono state Brasile ed Ecuador.  La partita è stata piena di colpi di scena, la palla passava continuamente da una squadra all’altra, con silenzi di sospensione tra i tifosi nel vedere la propria squadra vicina al goal…. e dopo quel silenzio un esplosione di urla e di applausi. La partita è finita con la vittoria del Brasile accolta con gioia da tutti i tifosi.
Nella seconda partita si sono affrontate Iran ed Ecuador. Il tifo nella seconda partita era maggiormente schierato per le iraniane, con bandiere che volavano sopra la testa dei tifosi. È stato il nostro modo per esprimere la vicinanza ad un paese che sta soffrendo particolarmente l’isolamento internazionale. Questa partita è stata movimentata quanto la prima, con occasioni da entrambe le parti, ma la vittoria stavolta è andata alle ragazze dell’Ecuador. Nell’ultima partita è tornato in campo il Brasile, questa volta contro l’Iran. Nonostante le iraniane abbiano tenuto duro fino alla fine, Il Brasile è riuscita a spuntarla solo ai rigori con il tiro decisivo di Daniella.

Tutte le ragazze hanno giocato splendidamente e si è creata una bellissima atmosfera di amicizia, e perché non fare una partita tutti insieme? Ragazzi e ragazze del Reparto 1, le giocatrici ancora stanche e lo staff di Balon Mundial hanno dato vita ad un’amichevole affollata e  divertente!

Al termine, ci siamo rifocillati al buffet con giocatrici, parenti, tifosi e organizzatori, e ci siamo poi tutte e tutti riuniti per ascoltare le storie delle ragazze che hanno giocato. Aspettando Balon Mundial infatti è anche un’occasione di approfondimento e questa volta si è parlato di  calcio femminile. A parlare sono state le capitane delle squadre che hanno raccontato di come giocavano nei loro paesi natali, di come venivano viste le donne che giocano a calcio e di come viene vissuto il calcio femminile nel paese da cui provengono. È stato un momento toccante. Non capita tutti i giorni di poter parlare di questi argomenti, che possono essere anche scomodi, e sentire esperienze toccanti dalla viva voce di chi non ha potuto sempre giocare spensieratamente a calcio.

Alla fine, grazie ad Elena di Balon Mundial, abbiamo sperimentato un allenamento Football3. Abbiamo così continuato a giocare a calcio fino al tramonto.

Testo di Gaia De’Liguoro

Senza frontiere: non solo un nome, ma un sogno.

Oggi è un giorno triste per l’Europa, la Brexit diventa realtà.

Siamo tornati ieri da un meraviglioso meeting frutto di un progetto europeo con colleghi da Gran Bretagna, Francia, Spagna, Germania, Austria, Romania, Repubblica Ceca. Per due anni insieme abbiamo lavorato e condiviso esperienze. Ogni volta che partecipiamo a simili progetti ci sentiamo più ricchi e non possiamo che apprezzare quanto sia importante potersi muovere senza difficoltà per potere lavorare con altri cittadini europei.

L’Unione Europea ci regala una visione del mondo senza frontiere che esprime appieno le nostre idee: uomini e donne di culture diverse che possono spostarsi e incontrarsi liberamente per lavorare, studiare, conoscere.

Seguendo questo sogno abbiamo scelto il nome della nostra squadra che è aperta a tutte e tutti: Senza Frontiere.

Il nome è stato scelto con cura, non è: “senza confini”. Perché i confini esistono naturalmente, laghi, fiumi, mari, montagne e dividono fisicamente gli spazi. Ma le frontiere le creiamo noi, sono una scelta politica per separare le persone e le culture.

Il sogno di un’Europa senza frontiere ha un sostenitore in meno: la Gran Bretagna. Perdere un paese fondatore di questa idea è una sconfitta per tutte e tutti, ma speriamo sia solo un arrivederci e non un addio.

Abdulkadir, Amer e Omit all’ UNHCR Indoor Football Tournament

Oggi Abdulkadir, Amer e Omit scenderanno in campo con il Team Italia all’Indoor Football Tournament organizzato dall’UNHCR in insieme la Swiss Mission a Ginevra.

L’evento fa parte del primo Global Refugee Forum e coinvolgerà rifugiati, diplomatici e partecipanti al Forum provenienti da Brasile, Grecia, Austria, Belgio, Svizzera, Turchia e Italia. Nel Team Italia giocheranno anche ragazzi provenienti da Progetto Rete!, Rinascita Refugees, Intrecciante, Liberi Nantes.

Gli obbietti che si propone l’UNHCR per questo evento sono:

  • Promuovere e garantire l’accesso a tutti i rifugiati, senza distinzioni di alcun tipo, a strutture sportive sicure e inclusive.
  • Aumentare la disponibilità e l’accesso agli sport organizzati e alle iniziative basate sullo sport per i rifugiati e le comunità di accoglienza, prendendo attivamente in considerazione l’età, il genere, le capacità e altre esigenze di diversità.
  • Promuovere e facilitare la parità di accesso e partecipazione dei rifugiati a eventi sportivi e competizioni a tutti i livelli.

Amer e Omit hanno giocato insieme nell’Iraq durante Balon Mundial 2017 e di nuovo insieme nei Senza Frontiere FC l’anno successivo, la nostra squadra progetto. Abdulkadir è il fantasista della Somalia, protagonista della sua squadra nelle ultime 2 edizioni.

Ci incontriamo prima della partenza, Amer ci invita a casa dove sua madre ci aspetta con le buonissime pietanza della tradizione irachena: Baba Ghannouj, una crema di melanzane e Kubbat Hammudh, polpette di carne in una crema di lenticchie.

Abdulkadir è al telefono con la moglie in Somalia, hanno tre splendidi bambini e l’ultimo nato ha un anno e mezzo di vita. Mimando la gravidanza con la mano Abdulkadir racconta: “Non l’ho visto nascere, era ancora in pancia l’ultima volta che ho visto mia moglie. In Somalia non ci posso andare, così ci siamo visti in Kenia“.
Grazie ad una cooperativa, Abdulkadir ha potuto lasciare l’ex-moi trovare una casa e lavorare grazie ad una borsa lavoro: “Presto potrò portare mia moglie e i miei figli in Italia“.

Omit discute con la madre di Amer e ci spiega le ricette. Eppure in Iraq non ci è più tornato. A due anni di età la sua famiglia si è spostata prima in Turchia e poi in Italia a causa della Prima Guerra del Golfo.
Per i miei non è stato facile lasciare l’Iraq. Mio padre era un avvocato. I suoi colleghi hanno fatto un po’ di fortuna, ma lui qui in Italia ha dovuto arrangiarsi: manovale, elettricista. Si non è stato facile. Mia madre era ragioniera e si occupava di contabilità in un grande ente. Qui è casalinga, ma tiene insieme i conti e la burocrazia della famiglia, siamo in tanti!“.
“Io studio e lavoro a Torino, mia madre vive in provincia di Matera, mio padre è spesso a Berlino a lavorare, tre fratelli sono in Svezia, una sorella studia a Potenza, un’altra a Bari.”
Una diaspora insomma.
Da molto parliamo di comprare una casa per stare tutti insieme. Chissà.

Essere separati dalla propria famiglia e dai propri cari è una delle molte difficoltà che i rifugiati devono affrontare e che ha conseguenze devastanti sul benessere personale e sulla speranza di poter ricostruire la propria vita.
Il calcio, come ben sa anche l’UNHCR, oltre ad essere svago e spensieratezza che restituisce una momentanea “normalità“, può anche favorire la costruzione di reti amicali e di supporto, incidendo positivamente sul benessere psicofisico.

Anche per questo Abdulkadir, Amer e Omit giocheranno a calcio e siamo contenti che lo faranno rappresentando l’Italia.

 

Per saperne di più: 

Global Refugee Forum

 

Ph: Simone Li Gregni

Eniola Aluko: perchè sulle discriminazioni siamo decenni indietro

“È duro essere negro. Ti è mai capitato di esserlo? A me sì, una volta, quando ero povero.”

[Larry Holmes, ex pugile professionista]

 

 

Si potrebbe anche chiudere con questa frase il commento alle parole che Eniola Aluko ha lasciato nei giorni scorsi al The Guardian, ma se vogliamo capire le sue dichiarazioni dobbiamo provare ad immaginare il contesto e i protagonisti di questa storia e ricordarci che il razzismo ha le sue origini nei pregiudizi.

Eni Aluko  è cresciuta in Inghilterra, un ambiente dove essere di colore non significa per forza essere povero e dove la discriminazione viene regolarmente denunciata (questo è un dato fortemente affermato dal compianto Mauro Valeri che a capo dell’UNAR denunciava come in Italia le denunce di discriminazioni siano molto inferiori alla Gran Bretagna, non perché nel nostro paese non esista il razzismo, ma perché non fa parte della nostra cultura né per il discriminato né per i testimoni denunciare alle autorità eventuali comportamenti discriminatori).

Eni Aluko è anche una calciatrice di successo, una condizione che in Inghilterra le ha dato uno status di privilegiata e di benestante molto maggiore rispetto alle colleghe italiane. Va sottolineato che Eniola è una giocatrice trentaduenne con una carriera ricca di successi in 3 nazioni diverse e tornerà a giocare nella Premier League femminile, il più importante campionato europeo, in cui il professionismo femminile è riconosciuto da tempo e dove le calciatrici possono ottenere buoni contratti, stipendi competitivi e notorietà grazie alla copertura mediatica. Insomma sono delle celebrità, riconosciute e riconoscibili pubblicamente.

Dunque riassumendo: Eniola è una giovane benestante, una sportiva famosa, ed è cresciuta in un contesto in cui le discriminazioni sono denunciate e sanzionate.

In Italia, dove le discriminazioni sono ancora tollerate e il calcio femminile non ha ancora raggiunto la diffusione che ha in Gran Bretagna, Eniola ha perso il suo “status” di calciatrice che, come lei stessa ha affermato, l’ha difesa negli stadi quando indossava la divisa della Juventus che la rendeva riconoscibile. Fuori dal campo, come in un gioco di ruolo, Eniola ha indossato le vesti di una giovane ragazza di colore che va a fare shopping e qui è emersa la vera discriminazione: nella nostra società non siamo ancora pronti a vedere o immaginare che una persona di colore possa permettersi di andare per negozi, magari anche costosi, a fare shopping.

In Italia è ancora forte il pregiudizio che impone che una persona di colore sia: immigrata e quindi probabilmente povera, sicuramente non adatta e quindi fuori luogo in certi contesti.

E’ questo il forte messaggio che ci manda Eniola e di cui le siamo grati:  “in Italia sono decenni indietro“.

Nella nostra esperienza molti ragazzi con background migratorio con cui abbiamo parlato ci dicono che è normale che se si siedono sul bus vicino a un anziano, quest’ultimo cerchi subito il portafoglio o metta al sicuro la borsetta. E’ quel “normale” che ci deve far paura e che ci dimostra che siamo indietro su tutto: se anche la persona che subisce la discriminazione è talmente satura delle reazioni degli altri al suo passaggio da diventare anestetizzata, arresa al fatto che il cambiamento su questi temi non riguarderà lui o lei.

Eniola invece non ha tollerato, abituata a un contesto molto più sensibile a queste tematiche ha alzato la voce. E per questo dovrebbe essere un esempio.

Siamo certi e sicuri che la nostra città abbia del bello, un forte movimento civile che dal basso e da decenni combatte contro ogni forma di discriminazione, promuove iniziative e nella vita di tutti i giorni sa come confrontarsi con tutte e tutti.

Ma Eniola ci ha solo fornito un indicazione: bravi, continuate così, ma la strada è lunga.

Sappiate che, senza la maglietta della Juventus che mi protegge e rende visibile il mio status,  sono solo una ragazza di colore facile bersaglio dei pregiudizi, che rischia di essere facilmente vittima di discriminazione, quella più subdola, quella non detta, quella che parla attraverso il linguaggio del corpo e degli occhi.

FIFA Diversity Award 2019: vince l’inclusività!

Si è tenuta il 22 settembre a Milano la quarta edizione del FIFA Diversity Award, evento annuale dedicato all’inclusione sociale e al contrasto alle discriminazioni nel mondo del calcio.

Tre le associazioni finaliste: PlayOnSide, presente in Thailandia con progetti rivolti a profughi e migranti; Watoto Wasoka, che in Uganda aiuta i bambini di strada e crea un ponte con la scuola; Futbol Mas Foundacion, che in Cile, Equador, Haiti e molti altri paesi lavora sulle abilità di bambini e ragazzi costretti a vivere in situazioni di forte disagio. Alla fine, il riconoscimento è andato proprio a quest’ultima che – tramite il suo co-founder, Sergio Guerrero – ha ricordato quale impatto possa avere oggi il calcio e come possa essere utilizzato per favorire un positivo cambio di rotta.

La giornata ha visto l’assegnazione dei premi da parte di una giuria composta da 11 persone, tra cui arbitri, ex calciatori, calciatrici e personalità impegnate, nel proprio ambito di appartenenza, a dare un importante contributo in tema di diritti, tutela delle minoranze ed eguaglianza di genere.

Presso l’elegante Sala Verdi del Westin Palace Hotel, la cerimonia di premiazione ha rappresentato un momento utile per affrontare l’attuale tema del contrasto a ogni forma di discriminazione in ambito sportivo. Hanno partecipato alcuni dei maggiori promotori di progetti legati al mondo dell’inclusione sociale e, di conseguenza, Balon Mundial non poteva mancare a un evento così importante.

Si è parlato di omofobia, delle sostanziali differenze tra calcio maschile e femminile e di accessibilità negli stadi europei per le persone con disabilità. Tra le numerose testimonianze anche quella di Federico Addiechi, responsabile sostenibilità e diversità FIFA, che ha voluto sottolineare l’importanza per la FIFA del rispetto dei diritti umani ad ampio raggio e della prossima sfida dei Mondiali in Qatar.

In un periodo storico in cui, anche e soprattutto in Italia, vengono richiesti a gran voce interventi contro discriminazioni e razzismo, Balon Mundial condivide le iniziative che rispecchiano i valori di cui è portatrice, vale a dire aggregazione, diversità e partecipazione.

Mattia Ursetta

Linee guida contro il razzismo nel calcio

Fermiamo il razzismo negli stadi della serie A

C’è una strana relazione tra calcio e razzismo, tutti gli episodi di chiara discriminazione in campo vengono minimizzati o negati nella piena o quasi indifferenza delle istituzioni sportive. 

Noi vorremmo che tutti prendessero una posizione netta. Aiutateci a definire una lista di comportamenti chiara e vincolante per combattere le discriminazioni nel calcio!

 

  1. vorremmo che ogni giocatrice,giocatore, allenatrice, allenatore,  dirigente, presidente condanni ogni atto discriminatorio, durante e dopo la partita.
  2. vorremmo che tutte le giocatrici e tutti i giocatori in campo chiedano ai propri tifosi ed  alle proprie tifose di cessare immediatamente qualsiasi atto o comportamento discriminatorio fermando il gioco. 
  3. vorremmo che fossero le compagne e i compagni  di squadra della vittima di discriminazione a fermare il gioco e a chiedere la sospensione della partita.
  4. vorremmo che fossero anche le giocatrici e i giocatori della squadra avversaria della vittima di discriminazione a chiedere la sospensione della partita.
  5. vorremmo che la partita continuasse solo se ogni atto discriminatorio è terminato.
  6. vorremmo che la partita sia finalmente sospesa nel caso in cui gli atti discriminatori siano persistenti nonostante i richiami dello speaker.
  7. vorremmo che le presidenti,  i presidenti, le dirigenti e  i dirigenti della tifoseria che ha tenuto un comportamento discriminatorio condannino, senza se e senza ma, ogni atto pubblicamente.
  8. Vorremmo che le giocatrici, i giocatori, le allenatrici e gli allenatori, le presidenti e i presidenti di tutte le squadre si impegnino attivamente nel combattere il razzismo nel calcio, partecipando e sostenendo le iniziative a livello locale, nazionale e internazionale che si occupano di lotta al razzismo e alla discriminazione razziale.

 

Vuoi contribuire? Pensi che ci siano altri punti importanti? Si può fare qualcosa in più?

Scrivici!  info@balonmundial.it

 

Ritira il tuo album Balon Mundial 2019!

Cosa aspetti a ritirare l’album di Balon Mundial, la Coppa del Mondo delle Comunità Migranti 2019? 

Puoi ritirare la tua copia e quella per la tua squadra presso la nostra sede in Via Garibaldi 13, Torino ( presso il Sereno Regis) dal lunedì al venerdì – dalle 10.00 alle 18.00.

Contattaci per avere maggiori informazioni o per concordare un orario di ritiro via email o telefono:

Elena +39 3402433583
Margherita + 39 3341097897

 info@balonmundial.it

Ti aspettiamo!

Inizia Ia nuova stagione dei Senza Frontiere FC

Ti piace giocare a calcio? Vorresti allenare o misurarti come dirigente?
Vuoi combattere il razzismo e le discriminazioni attraverso il calcio?
Vuoi provare i nuovi metodi di allenamento?

Senza Frontiere FC è un progetto ambizioso: Giocare a calcio per facilitare l’aggregazione sociale, creare un gruppo coeso dove i singoli possano crescere e imparare attraverso gli altri, in un contesto multiculturale.

Il nostro team è composto da persone di nazionalità diverse: Asia, Medio Oriente, Africa, Europa i continenti rappresentati.

Senza Frontiere FC è uno spazio condiviso dove puoi mettere in gioco le tue differenze!

Ti aspettiamo tutti i MERCOLEDI’ alle ore 20.00, al Campo REGALDI in Via Monteverdi 4.

Porta amici e amiche, abbigliamento sportivo e tanto entusiasmo!!
In campo le porte sono aperte a tutt*!!!

Per maggiori informazioni scrivete a: balonmundialonlus@gmail.com o visita la pagina del progetto. 

Il calcio è uno sport per donne

Il calcio è un sport per donne.

Isabel è nata a Tarapoto, una città commerciale della regione di San Martín in Perù. Qui da adolescente gioca a calcio di nascosto dalla famiglia come portiere di una squadra locale. Di nascosto dalla famiglia perché “il calcio è uno sport per maschi” e non adatto ad una ragazza.
Scoperta dal padre è costretta a cambiare sport e lasciare il calcio.

Si sposa, diventa mamma ed emigra con la famiglia in Italia. A Torino, grazie al telegiornale di Rai Tre scopre Balon Mundial e si avvicina alla nostra realtà e così può tornare finalmente a giocare. É anche grazie a lei che nasce il Perù Franto’s Onlus che da quest’anno gioca per la prima volta Balon Mundial 2019, la Coppa Del Mondo Delle Comunità Migranti.

Ora Isabel è una giocatrice e dirigente del Perù Franto’s Onlus e membro dell’associazione multiculturale omonima: Franto’s Onlus.

La lotta per la parità di genere nel mondo dello sport come nel lavoro è ancora lunga, ma Balon Mundial può contare sull’entusiasmo e la forza di molte donne come Isabel per promuovere una società più inclusiva.

Solo alcuni uomini possono muoversi liberamente, ad altri è impedito.

Il nostro modo di vedere il mondo è positivo.

Della migrazione noi vediamo i colori, la felicità, l’incontro, ogni sabato durante il campionato, ogni sabato e domenica durante Balon Mundial e Football Communities, nelle scuole vediamo le nuove generazioni crescere insieme. Le nostre attività celebrano la vita, il movimento, le emozioni.

In questi giorni non possiamo non fermarci a riflettere su cosa sta accadendo nel mondo, che sia nel mediterraneo o sui confini statunitensi o ancora più vicino sulle coste dei nostri laghi.
Non possiamo e non vogliamo fermarci.

Noi rappresentiamo il mondo che va avanti e le nostre attività sono il nostro modo di costruire una società diversa, una società capace di essere come i nostri campi: aperti per tutte e tutti e capaci di mettere in gioco le differenze.

Le migrazioni sono un fenomeno che appartiene alla storia dell’umanità.
É grazie alle migrazioni e alla straordinaria capacità di adattarsi a climi e condizioni più diverse che la specie umana ha raggiunto ogni angolo della terra e ottenuto la supremazia su tutte le altre specie animali.
Gli esseri umani migrano per necessità, da sempre. Si spostano per cercare condizioni più favorevoli alla propria vita in cerca di migliori risorse: le abbiamo chiamate migrazioni, colonizzazioni, invasioni, esplorazioni, guerre, a seconda del punto di vista di chi le osservava, subiva o praticava.

Oggi assistiamo al paradossale fenomeno di un mondo completamente interconnesso, tutto si spostano con facilità, beni, merci, parole, video, immagini, denaro, tutto migra da un luogo all’altro senza vincoli e con estrema facilità.

Dopo millenni di migrazioni sono gli uomini che bloccano altri uomini e ne impediscono le migrazioni.

Solo alcuni uomini possono muoversi liberamente, ad altri è impedito.

“Metti in gioco le differenze” è più di uno slogan, è uno stile di vita

“Metti in gioco le differenze” è più di uno slogan, è uno stile di vita: dinanzi a ogni discussione, di fronte a ogni incomprensione significa provare a vedere il mondo da un punto di vista differente e forse imparare qualcosa di nuovo.
Noi di Balon Mundial lo facciamo attraverso il calcio, troviamo qualcosa che tutti conoscono e mettiamo persone diverse per provenienza, cultura, religione, dentro il campo da calcio, si conoscono e si emozionano come solo il calcio sa fare.
I nostri mondiali sono i mondiali per tutti, tutti e tutte lo possono giocare, tutti possono sognare di esser campioni del mondo e insieme costruire una società più coesa dove le differenze sono un valore aggiunto.
Se anche tu credi in questa mission, porta tutti i giorni con te Balon Mundial, in ufficio, mentre fai la spesa, nelle prime serate d’autunno, a colazione clicca qui per scoprire come farlo!
Balon Mundial è il calcio che cambia il mondo, il calcio che mette in gioco le differenze!
worthwearing.org/store/balon-mundial

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