La sconfitta del mondo del calcio

Ricordiamoci che il calcio è solo un gioco

E’ lo sport che amiamo, che ci regala emozioni, che ci fa stare insieme.

Ma in questi giorni stare insieme è quello che dobbiamo evitare, dovrebbe essere prima di tutto una scelta di responsabilità.

Eppure in questi giorni non possiamo non provare una certa delusione dai vertici del mondo del calcio.
Non è stata la responsabilità a guidare le scelte dell’industria del pallone: in Italia il calcio poteva essere fermato prima, eppure ad ogni decreto sembrava esserci una postilla quasi dedicata alla nostra Serie A, un lasciapassare che a cascata ha creato confusione in tutti gli altri settori dello sport che in modo più responsabile stavano già iniziando ad autosospendersi.

Giocare a porte chiuse si è rivelato solo un mettere in pericolo i professionisti che rendono possibile lo spettacolo, giocatori, dirigenti e tutti gli operatori al seguito.

A livello europeo, nonostante i segnali fossero già allarmanti, si è dovuti arrivare all’impossibilità di scendere in campo per annunciare la sospensione delle competizioni, con squadre senza i mezzi per raggiungere le sedi di gioco o intere squadre in quarantena fino a poche ore prima pronte a scendere in campo.

Si poteva fare prima, si doveva fare prima.

Capiamo che oltre un certo livello non è la passione a guidare le scelte, capiamo anche che il calcio è un’industria capace di muovere un mondo di interessi, ma in questi giorni tutto ciò che è superfluo si sta fermando e si fermerà.

E per quanto sia strano dirlo è doveroso ricordarci che il calcio è solo un gioco.

 

Testo: Tommaso Pozzato

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